I sogni sono fatti per essere infranti?
Continua il racconto...
Estelle non sapeva come uscire da quella trappola, ma la speranza superava il terrore. Era forte, malgrado l'aspetto ingannasse. Cristallo, gli occhi, ovatta i capelli dorati, di neve la pelle da crisi UVA. Estelle era la stella più forte della costellazione di Cristality, l'immaginaria dimensione da cui proveniva. Era materia dorata,splendore incarnato in persona...
Ma doveva fuggire da lì...
La ragazza tastò la buia parete... e trovò qualcosa di propisciente... Una maniglia... La gira... Apre una porta. Esce una bimba con un cespuglio di capelli neri, un enorme fiocco sul collo, il palloncino rosa svolazzante sul filo...
TANTI AUGURI ROBERTA!!!
"Ma io non mi chiamo Roberta!"
"Ma l'autrice si chiama Roberta. E infatti oggi l'autrice compie gli anni"
E la piccola chiuse la porta...
E' mia intenzione scrivere un racconto collettivo. Un racconto che potrebbe diventare un romanzo breve o lungo, in base alle adesioni e all'interesse che riscuoterà la mia proposta. Invito soprattutto i ragazzi della Confraternita dell'Uva a partecipare. Quale sarà il risultato? Mistero. Intanto, ecco l'incipit:
Un raggio di luce colpì gli occhi di Estelle, che ferita da quel dardo dorato, si affrettò a ritirarsi all'ombra della caverna. Già la sua pelle aveva preso a fumare, a causa del contatto con il sole di quel luogo maledetto. Non sapeva spiegarsi il motivo di quel fenomeno. Estelle era una ragazza come tante. Abitava in un tranquillo paesino, sperduto nella bassa mantovana - il nome avrebbe ingannato chiunque, in realtà non era una parigina! -, aveva il suo lavoro da segretaria, i suoi amici, il suo amore spassionato per il cinema horror e per la fantasia - tutto a causa del lavoro, che esigeva un perfetto ed integerrimo raziocinio, che escludeva qualsiasi volo fantastico - Poi, all'improvviso, aveva aperto la porta di quello stanzino. Un uscio mai visto, nascosto dietro ad una scala, di quelle utilizzate da imbianchini e manovali, per intenderci. Spinta dalla curiosità, non vista da nessuno, aveva spostato l'imgombro, aveva cautamente abbassato quella maniglia, ghiotto richiamo per la sua candida manina, e poi...
(Continua tu!)