Estelle rimase prigioniera del buio, mentre dall'ampio incavo da cui entrava il lontano sole ustionante, vide affacciarsi riflessi di sangue. Era giunto il tramonto, e con esso l'approssimarsi della notte.
E con esso, una speranza di fuga.
La ragazza appoggiò la testa alla parete rocciosa. Cercava di sgravarla dai pensieri che si sospendevano in un'aurea di mistero. Pensò a Matthews, il giovane manager americano in cui si era scontrata ieri (o oggi?) pomeriggio. Un affascinante trentenne che l'aveva aiutata a ricomporre i faldoni caduti nel castello con cui stava andando in giro. Le aveva rivolto un sorriso di perla, gli occhi chiari come acqua di mare, le mani grandi con dita sottili, quasi muliebri.
Un sorriso.
Un altro sorriso.
D'un tratto la luce rossigna si spense per lasciare il posto all'oscurttà incombente.
Finalmente il sole era scomparso, lasciando solo un riverbero di luce che permise a Estelle di strisciare verso l'ingresso.